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soluzionesalinas
Appuntamenti, idee ed attività di Francesco nel Consiglio Comunale di Torino


Diario


13 settembre 2011

(This is not) the end

In diversi negli ultimi mesi mi hanno fatto notare, rimproverandomi un po', lo stallo di questo blog . I motivi sono sostanzialmente due. Dal 2009 in avanti, la comunicazione in rete si è spostata prevalentemente sui social network, e lì, volente o nolente, mi trovate e ci possiamo tenere in contatto. Il secondo è un motivo sopravvenuto, perchè dallo scorso maggio non sono più consigliere comunale, non essendomi ripresentato alle elezioni amministrative del maggio 2011 che hanno eletto Fassino sindaco di Torino. Questo blog è nato accompagnando i mesi bellissimi della campagna elettorale del 2006, ed è stato, per diversi anni, un terreno di discussione e partecipazione, decisamente in anticipo sui tempi, al lavoro che grazie a moltissimi di voi stavo facendo in Consiglio Comunale. Proprio per ringraziarvi per le idee che avete lasciato qui, oltre che per gli oltre 150000 contatti della pagina, e per poter conservare sempre il ricordo di una indimenticabile stagione vissuta insieme, mi sembra giusto mettere un punto formale a questo blog già in disarmo. Che rimarrà qui finché vorrete visitarlo e leggere che "anche questo è stato". Un abbraccio a tutti.

 




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18 novembre 2010

Rivalutare i parchi, valorizzare la corsa e la camminata sportiva

Qui si parla di una mozione che ho presentato ioo e che è stata approvata in consiglio qualche settimana fa.




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14 giugno 2010

Aggiornamenti

Alcuni aggiornamenti volanti, dopo tanto che non scrivo (e me ne scuso)
a) Da un'ora fa Aung San Suu Kyi, su mia proposta. è cittadina onoraria torinese. E' un segnale importante che la nostra città ha saputo dare mentre la premio nobel per la pace è ancora ingiustamente privata della sua libertà personale.

b) Qualche mese addietro il consiglio ha approvato una mia mozione sulla conservazione della memoria della città industriale nella Spina 3. Chiedo in particolare che l'area che ha subito le maggiori trasformazioni nel corso degli ultimi due decenni possa mantenere (con installazioni artistiche, monumeti, forme di ricordo pubblico) la memoria di ciò che rappresentato per la storia dell'industria e del lavoro in Italia.

c) Vi ricordate la mozione "Torino città abilmente diversa", approvata l'anno scorso? Con la mozione avevamo chiesto diversi interventi a favore dei cittadini e delle cittadine differentemente abili e tra questi anche il potenziamento del Difensore Civico per fornire un ulteriore strumenti per i portatori di disabilità. Con la mozione chiedevamo in particolare al Comune di adoperarsi per garantire il diritto alla mobilità dei soggetti portatori di disabilità: avevamo infatti individuato nella possibilità di avere un’esistenza autonoma il vero superamento delle barriere, visibili ed invisibili, che ancora troppo spesso esistono.
 
A marzo abbiamo appreso con particolare soddisfazione che l’Assessore ai Trasporti Maria Grazia Sestero in esecuzione delal mozione è intenzionata a lanciare un servizio di mappe delle linee di trasporto pubblico accessibili ai portatori di disabilità fisiche, in modo da fornire un quadro chiaro ed aggiornato delle linee e delle corse in cui mezzi non presentano barriere all’utilizzo e pertanto di rendere un po’ più i cittadini tutti coloro che oggi hanno difficoltà ad uscire per l’incertezza nel trovare mezzi senza barriere. 
E' un segnale importante che la Città vuole dare con questa proposta: ancora una volta, su questo importante tema, Torino dimostra di essere all’avanguardia in fatto di opportunità e servizi garantiti ai suoi cittadini.

d) Dopo ben due anni è stata approvata la mia mozione per le politiche integrate della sicurezza nell'area Montebianco e Monterossa in Barriera, con cui chiedevo l'adozione di strumenti speciali per il recupero degli immobili e degli spazi urbani dell'area intorno a corso Vercelli al fine di invertire la tendenza al degrado di questa zona delal città, che ritengo bellissima e ricchissima di opportunità. Nonostante il ritardo nell'approvazione mi piace pensare che questa mozione abbia contribuito, insieme al lavoro del Comune e della Circoscrizione, a dare dei frutti: già l'illuminazione sul corso era stata potenziata nel 2009 (così come chiedeva la mozione), ma soprattutto, la Città ha investito pesantemente sul piano Urban 3 che riguarda proprio le aree oggetto della mozione: una vera occasione di riscatto per l'ultima area "storica" di Torino non ancora oggetto di interventi strutturali di recupero.

e) Ho presentato un'interpellanza in tema di "attività alternative all'insegnamento della religione cattolica nelle scuole" chiedendo se, a fronte delle resistenze del provveditorato potesse considerarsi ancora un diritto esercitabile a Torino. Forse avrete visto la pagina che Repubblica aveva dedicato a questa mozione a gennaio.

f) Ho presentato una mozione dal titolo "Torino alwways on the run", con l'obiettivo di promuovere la corsa e la camminata sportiva come strumento di crescita, salute ed esercizio dello sport per tutti, ma anche di conoscenza e valorizzazione dello straordinario patrimonio dei parchi torinesi, soprattutto quelli delle periferie. Chiedo in particolare di promuovere nelle scuole la pratica sportiva della corsa e, parallelamente, di dare conoscenza e diffusione tramite supporti idonei alla rete di percorsi per la corsa e per la camminata sportiva di cui la città dispone, in particolare di quelli nei lungo i fiumi e nei parchi della città.

g) Dalla settimana scorsa, altra notizia che mi fa un immenso piacere, su mia proposta la città ha intitolato la via che porta al carcere delle Vallette ad Adelaide Aglietta, a ricordo delle battaglie che la leader Radicale ha dedicato negli anni ai diritti di chi si trova e di chi lavora nelle cercari italiane (iniziativa, questa, promossa insieme all'associazione radicale Adelaide Aglietta).

Scusate ancora per i ritardi negli aggiornamenti, a presto!




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10 febbraio 2010

The quiet revolution

Non pubblico da troppo e me ne scuso, anche perché di cose da dire ce ne sarebbero state (recupererò). Per ora vi segnalo questo bell'articolo da "New Republic" che ho trovato linkato sul blog di Francesco Costa, in cui si parla dei cambiamenti già realizzati da Obama e che ai giornali italiani sfuggono.  




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21 gennaio 2010

Nelle scuole di Torino si può frequentare l'ora alternativa all'insegnamento della religione cattolica?

Per sapere la risposta, ho presentato un'interpellanza a supporto del solito egregio lavoro della Consulta Torinese per la laicità delle istituzioni. C'è infatti pochissima informazione circa l'esistenza di un fondo regionale in grado di coprire le spese dell'insegnamento alternativo all'ora di religione cattolica. Chiediamo quante siano le classi a Torino che prevedono l'insegnamento alternativo, se il Comune sia a conoscenza di casi in questo sia stato impedito dalla mancata informazione sull'esistenza del fondo regionale, cosa intenda fare il Comune per informare gli studenti, le famiglie e gli insegnanti di questa possibilità.
Repubblica di oggi dedica una pagina all'argomento dando notizia dell'interpellanza.




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18 dicembre 2009

Tanti auguri

Per vie traverse mi è arrivata questa foto. Non so dove sia stata scattata, ma è assolutamente geniale. Se non ci sente, tanti auguri e statemi bene.




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16 dicembre 2009

La politica, Berlusconi, Tartaglia.

 Ieri il centrodestra ha presentato un ordine del giorno per esprimere la solidarietà del Consiglio Comunale al Presidente del Consiglio in relazione all'aggressione subita domenica scorsa a Milano. L'ordine del giorno è passato all'unanimità. Qui (scegliendo la seduta del 15 dicemdelle ore 19, cliccando il link al file video corrispondente al sesto punto dell'odg, intorno al minuto 38) potete vedere ed ascoltare il mio intervento.




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10 dicembre 2009

I parchi nella città multietnica

E' uscito su Repubblica questo articolo sulla mozione che voi conoscete, con una foto inquietante del presentatore con 4 anni e tanti pensieri in meno, fatta probabilmente all'insediamento del consiglio nel 2006.




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1 dicembre 2009

Sui centri sociali occupati

 Ieri il previsto dibattito in Sala Rossa su centri sociali è saltato: il PD si è  fatto carico (a mio modo di vedere poco comprensibilmente) di tentare l'impossibile, ossia di concordare una posizione comune di tutta la maggioranza e di tutta l'opposizione. Repubblica oggi dà spazio ad un contributo di Monica che sintetizza quella che sarebbe stata la nostra posizione sul punto. Socializzo con voi qualche considerazione che amplia la posizione espressa nell'intervento che avete letto sul giornale: è la posizione (per cui ho dato il mio piccolo contributo) che avremmo sviluppato in aula e che porteremo quando la prossima settimana si svolgerà il dibattito. 

Sul tema dei centri sociali crediamo che questa amministrazione debba proseguire sul binario della operosa concretezza che è stata la cifra caratterizzante di questo decennio di governo della città. Un approccio che ci ha consentito di gestire con trasparenza ed efficacia situazioni anche difficili - non è il caso ora di enumerarle, ciascuno le può ricordare - trovando soluzioni idonee a coniugare il diritto dei cittadini a vivere in una città più bella, accogliente, sicura con la linearità della nostra azione amministrativa e della realizzazione del nostro progetto di città.
Non ci nascondiamo che oggi vediamo una chiara convenienza delle parti in causa in questo scontro mediatico: da un lato i centri sociali, cui è regalata una inaspettata visibilità, dall'altro il centro destra, che può rispolverare un suo sempreverde cavallo di battaglia in occasione di imminenti competizioni elettorali. E, ancora una volta, la politica entra nel cortocircuito mediatico, occupandosi di un tema rispetto ad altri perchè i media ne fanno la main issue del dibattito politico cittadino.
Non crediamo che questo tema fosse in testa alle priorità ed alle urgenze di una città ferita dai colpi della crisi economica, scossa da incertezze che alimentano le paure più profonde, alle prese dal punto di vista dell'amministrazione con una situazione di bilancio difficile ma che ci vede impegnati come abbiamo fatto in questi anni nel mantenere un livello adeguato di servizi a fronte dei rigidi vincoli del patto di stabilità e delle politiche dei governi nazionali.
La richiesta di sgombero dei centri sociali è una richiesta di chiara natura preelettorale ed è doveroso che la discussione pubblica che stiamo affrontando tenga la giusta considerazione del motivo che la ha scatenata ormai diverse settimane orsono.
Una volta posto il tema, non possiamo tuttavia nasconderci dietro a un dito. I centri sociali occupati non sono il nostro tallone di achille, il tabù del centrosinistra. E’ una questione su cui, come in tanti altri casi, siamo chiamati a dare risposte razionali e non dettate dalla capitalizzazione della visibilità mediatica.
Il fenomeno dei centri sociali è nato decenni orsono come espressione di conflitto, conquista di spazi "liberati" di esistenza. Si condivida o meno il presupposto applicato all’oggi (noi non lo condividiamo, sedendo sui banchi della maggioranza dell’amministrazione della nostra città) questo fenomeno, in determinati contesti storici e geografici, ha offerto anche occasioni di socialità, di produzione culturale, di scambio di servizi (o semplicemente di un alloggio) che le istituzioni colpevolmente in quei contesti non riuscivano ad offrire. Istituzioni che altro particolare da considerare, in quei contesti lasciavano immobili in stato di abbandono a fronte delle possibilità di utilizzo che potevano esserne fatte.
L'essenza dei centri sociali (nelle loro formulazioni più attive) è una forma di conflitto, ma praticato costruendo offerte alternative di scambio e mutualità rispetto a quelle offerte dalle istituzioni. In questo sta la loro identità ed anche la astratta dignità di questo fenomeno sociale.
Ora, evidentemente non sta a noi "dare le pagelle", o affermare se la scena dei centri sociali torinesi alla fine di questo primo decennio degli anni duemila sia fertile come ad esempio quella milanese dei primi anni ottanta e quindi se meriti o meno un riconoscimento nel suo complesso. Non è questo il punto e non ci viene richiesto di recitare quella parte in commedia. Ma mancheremmo ad un nostro dovere di analisi e verifica se facessimo di tutta l’erba un fascio sul presupposto accomunante che se la premessa è contestabile – l’occupazione abusiva – tutto ciò che viene fatto in quelli spazi (dal semplice vagabondaggio a forme di servizi ed attività volte a soggetti disagiati) sia altrettanto contestabile.
Noi che abbiamo fatto una scelta di impegno nelle pubbliche amministrazioni non possiamo essere dei semplici "tifosi"di soluzioni già confezionate da altri hanno interesse a rappresentarle. Andiamo a capire di cosa si tratta, che differenze ci sono, se c’è un interesse da parte di chi gestisce attività “utili” alla cittadinanza di regolarizzare la sua posizione.
Detta diversamente: se si registra un'istanza di conflitto non importa se minoritaria, l'amministrazione deve provare a mediarla e fare proprie, se ve ne siano, e nella misura in cui lo siano effettivamente, le esigenze che sono alla base di questa.
In buona sostanza, chiediamo che la Città riscopra quella qualità di parte della politica dello scorso decennio rappresentata da figure quali quella di Pasquale Cavaliere, che con nostro apprezzamento abbiamo visto rimpianta dall'Assessore Tricarico sui giornali di questi giorni, ossia il coraggio di cercare un confronto anche in circostanze scomode e con interlocutori scomodi. La convinzione che l’esercizio del proprio ruolo da parte delle istituzioni non possa avvenire subito, in primissima battuta, nelle forme dell’intervento d ordine pubblico.
Sarebbe errato rinunciare, in una malintesa difesa dei centri sociali e con una sorta di paternalismo peloso delle istituzioni che non corrisponde alla nostra idea di politica, a far partire un confronto serio, capace di fare un passo avanti agli interessi della cittadinanza pur nella irriducibile alterità di questi soggetti rispetto alle istituzioni che noi rappresentiamo.
Allora, se la città intende farsi carico seriamente, e non propagandisticamente di un tentativo di risolvere questa situazione, due sono le questioni che devono essere affrontate, a fronte di una richiesta di sgombero generalizzato degli spazi occupati nella nostra città.
La prima è la sostenibilità dal punto di vista dei costi dell'ordine pubblico di questa scelta. Chi ha interesse ad accendere la miccia del conflitto con i centri sociali sa che la miccia è decisamente corta. Gli episodi di teppismo che lo sgombero generalizzato scatenerebbe non sarebbero giustificati perchè il presupposto di un'occupazione è un atto non legale, ma non possono non essere considerati. Quali costi avrebbe per la città aprire una simile conflittualità esplicita? Noi partiamo dalla considerazione che in questa difficile situazione ogni poliziotto ogni carabiniere disposto a presidio delle azioni di conflitto dei centri sociali è un poliziotto sottratto alla tutela della sicurezza, al presidio del territorio (e si consideri che con gli ulteriori tagli apportati da questo governo, sempre maggiori sono le difficoltà per gli agenti a svolgere al meglio il proprio difficilissimo mestiere).
Ci dica il centrodestra se considera venute meno le esigenze relative alla sicurezza delle nostre strade, delle periferie urbane, delle donne, degli anziani. E si assuma chiaramente, il centrodestra, di derubricarli di importanza rispetto al più redditizio in termini elettorali tema dello sgombero dei centri sociali occupati.
Il secondo aspetto è relativo alle proposte operative.
La chiave del confronto a nostro giudizio deve essere la formalizzazione di convenzioni con quei centri sociali che possano mostrare di offrire servizi, in una sorta di applicazione concreta del tanto sbandierato (e poco praticato) principio di sussidiarietà. Evidentemente le convenzioni comportano diritti ma anche molti doveri, e quindi richiedono alle esperienze dei centri sociali più avanzate una profonda riflessione su se stessi e un grande sforzo di maturità e di cambiamento dei numerosi aspetti che oggi non renderebbero possibile questo percorso. Ma da un confronto serio e non di facciata non si può che uscire profondamente mutati. Noi crediamo che se entrambe le parti vorranno affrontare con serietà questa discussione il vantaggio sarà esclusivamente dei cittadini torinesi. Chiediamo che la città di Torino si impegni a ricercare questo tipo di soluzione.




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30 novembre 2009

La fattoria degli animali e il paese dei sepolcri imbiancati

Oggi un quotidiano torinese chiedeva ai consiglieri all'ingresso della Sala Rossa di sottoporsi ad un test tricologico antidroga. Sono tra i pochi che si sono rifiutati di sottoporsi al test (il test si svolgeva davanti ad una locandina con riferimenti allusivi al caso Marrazzo). Ho dichiarato di aderire a quella magnifica dichiarazione di Norberto Bobbio che si legge nei murales in Via Po per l'occasione della mostra a lui dedicata: ogni politico deve avere non una doppia morale, ma una morale raddoppiata, per far fronte alle numerose delicate responsabilità che ha sulle spalle. Ho detto che considero le code ai test tricologici una risposta superficiale alla necessità della politica di autoriformarsi, e ho detto di sposare in pieno le dichiarazioni di Fabrizio Cicchitto alla Camera a fronte alla richiesta di sottoporsi ad analogo test. Per coloro che non fossero svenuti a fronte di questa mia dichiarazione, riporto le parole del portavoce del PDL come riprese sulla stampa negli scorsi giorni. 
''Fermo rimanendo la libertà di ogni parlamentare -dice il presidente dei deputati Pd-l di aderire o non aderire al controllo tricologico e delle urine per accertare se egli ha o meno assimilato droga, dichiaro per quello che mi riguarda che non mi sottoporrò ad esso". "A parte il fatto -aggiunge- che, qualora si entrasse in questo ordine di idee, allora il controllo dovrebbe riguardare, per avere un senso, tutta la classe dirigente del Paese, dai parlamentari ai presidenti di regione, ai sindaci delle città di una certa dimensione, ai magistrati, agli alti ufficiali dell'esercito, delle forze dell'ordine e ai presidenti e agli amministratori delegati delle grandi imprese; a me sembra che ciò che spinge a questa misura sia fondamentalmente un grave complesso d'inferiorita'". "Tutto ciò è la conseguenza del fatto che, da alcuni mesi a questa parte, per colpire Berlusconi ci si è occupati ossessivamente della sua vita privata. Come era facilmente prevedibile -prosegue- dalla vita privata di Berlusconi si è passati a occuparsi della vita privata di ogni appartenente alla classe politica. Poi si passerà inevitabilmente alla vita privata di molti altri, come è nella logica perversa della spirale messa in moto. Siccome non voglio minimamente contribuire alla edificazione di una sorta di orwellinana 'fattoria degli animali' -conclude- non aderisco a questa operazione pur non avendo nulla da temere da essa, come sa chi mi conosce''

Qui, intorno al minuto e qualcosa, trovate mie dichiarazioni all'atto del gran rifiuto. Anche su Torino Cronaca la mia posizione è ripresa con la citazione da Bobbio e con tanto di foto (mia, non di Bobbio). Purtroppo qusto Paese non è ancora pronto per un asse sui diritti e le libertà tra Sinistra e Cicchitto, e la mia totale adesione alle posizioni del portavoce PDL è stata totalmente censurata.




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19 novembre 2009

La differenziata "multietnica" nei parchi della Città

I grandi parchi fluviali della Città – e, in particolare, i parchi della zona Nord, Colletta e Confluenza – sono frequentati ogni fine settimana da centinaia di nuovi cittadini torinesi. La loro presenza, con i picnic, i canti e le danze che tutti abbiamo imparato a conoscere, contribuisce a tenere vivi i parchi, facendone luoghi della Città vissuti e sicuri, oltre che importanti punti di aggregazione. Detto ciò, si è ci è creato un problema: l’organizzazione di “picnic”, pranzi al sacco, grigliate da parte dei frequentatori dei parchi determina un impatto in termini di rifiuti prodotti che spesso si rivela superiore rispetto alla capacità dei cassonetti e dei cestini presenti. Ho presentato una mozione dal titolo "I parchi cittadini come luoghi di integrazione e di sensibilizzazione dei nuovi cittadini torinesi al rispetto dell’ambiente", con cui chiediamo un più consistente intervento nei giorni del weekend, soprattutto dei mesi più caldi, per la pulizia dei parchi, prevedendo cassonetti e cestini in numero adeguato. Chiediamo di prevedere forme di raccolta differenziata anche nelle aree parco. Chiediamo che vengano previste forme di sensibilizzazione alla raccolta differenziata in più lingue (sia con volantini e opuscoli, sia con l'utilizzo di volontari e mediatori culturali) per i frequentatori dei parchi cittadini.




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17 novembre 2009

All that you can't leave behind

 Ieri ho presentato la richiesta di conferimento della cittadinanza onoraria di Torino ad Aung San Suu Ki.




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9 novembre 2009

Torino avrà il registro dei testamenti biologici

E' stata approvata la mozione di cui sono l'estensore ed il secondo firmatario con cui abbiamo chiesto l'attivazione presso il comune di Torino di un registro dei testamenti biologici. La nostra Città offrendo uno strumento molto semplice potrà evitare che il dolore della vicenda Englaro si ripeta per altri padri, per altre madri, per altre famiglie. Un Comune serve anche a questo.
Questo il mio intervento in aula, parola più, parola meno.

"Innanzitutto, vorremmo consolidare, signor Presidente, il Consigliere Lonero nelle sue certezze: noi siamo contro lo Stato etico. Riteniamo che l'esperienza di uno Stato con una visione spirituale da imporre ai suoi cittadini sia nota a questo Paese ed è stata una delle pagine peggiori della storia d'Italia. I conti con lo Stato etico li hanno fatti i Padri Costituenti e siamo orgogliosi di vivere in questo Paese, che ha nella Costituzione il proprio punto di riferimento.
È emersa una strana idea di federalismo e di potestà degli Enti locali in questo dibattito, signor Presidente, volta a vedere con terrore che ci possano essere, nell'ambito di principi fissi, generali, universali per tutti, delle diverse applicazioni della potestà di applicarli a livello degli Enti locali.
Riteniamo che non sia un problema che il Comune di Torino ed altri stiano battendo la strada per 'istituzione dei Registri per il Testamento Biologico e che sia un dovere degli Enti locali competere anche al meglio nell'offrire servizi, possibilità ed opportunità ai propri cittadini. Tutto questo nell'ambito dei principi stabili, fissati e certi contenuti nella Carta Costituzionale. Pensiamo che quest'idea di Comune (di un Comune che non può avere una linea politica autonoma, una potestà amministrativa, se non limitatissima) rientri in un'idea generale che viene manifestata anche dall'attacco del Governo ai Comuni con l'imposizione di forti limiti di varia natura alle loro politiche di spesa, e si sostanzia in una politica volta a togliere ai Comuni la potestà di incidere sulla vita dei cittadini e sulle loro condizioni di vita.
Noi abbiamo un'idea seria dell'autorevolezza dello Stato; riteniamo che un'idea seria di Istituzioni capaci di conquistare autorevolezza verso i propri cittadini passi anche dal rispetto che tutti devono avere delle interpretazioni del dettato costituzionale applicate dai più alti livelli delle Corti giudicanti: in questo caso la Corte di Cassazione. Quelle interpretazioni sono il punto di riferimento per quanto concerne la mozione che abbiamo presentato. Questa mozione intende offrire delle opportunità ai cittadini torinesi e riteniamo sia doveroso, da parte del Comune di Torino, rispondere ad una domanda e ad un'esigenza diffusa, che è rappresentata anche dalle migliaia di firme raccolte nella proposta di deliberazione (che ha analogo contenuto e che verrà discussa nelle prossime settimane da quest'Aula). Qualcuno ha parlato di una differente ed inconciliabile visione etica di chi si oppone a questa mozione rispetto ai proponenti e chi intende votarla. Noi riteniamo che sia una sola la visione etica sulla quale possiamo trovarci d'accordo ed è quella che mette al centro la dignità della persona. Questa mozione vuol dare una risposta a problemi che riguardano strettamente la dignità delle persone; non riguarda la selezione, o la possibilità di offrire un "suicidio di stato" a tutti, ma interessa un intervento serio, rispettoso e su casi di accanimento terapeutico. Non crediamo - come dice il Consigliere Cantore - che questo provvedimento possa scatenare liti familiari, casomai potrebbe chiarirle, potrebbe essere un elemento che ha valore, in quanto attesta di fronte ad un'Istituzione che ha la potestà di gestione dell'Anagrafe (che è un potere riconosciuto dei Comuni), di attestare la volontà di un cittadino in quel preciso momento, perché, poi, il medico curante possa avere un elemento di valutazione più sicuro per quanto riguarda un paziente in stato vegetativo permanente, quindi, impossibilitato ad esprimere la sua posizione e la sua volontà.
Il principio del grande peso attribui alla volontà, alle parole dei parenti, pur se dovesse essere istituito il Registro dei Testamenti Biologici, avremmo sperato che fosse sostenuto con pari attenzione anche quando si discuteva del caso Englaro, quando il padre di Eluana affermava che questa era la volontà di sua figlia; ci fu una crociata contro questa opinione espressa, in quanto ritenuta fallace, di rimando e non espressione diretta della paziente.
Noi crediamo che oggi l'istituzione del Registro dei Testamenti Biologici serva a fare un passo di civiltà in avanti e siamo orgogliosi che il Comune di Torino sia uno dei primi a segnare questo avanzamento della civiltà giuridica del nostro Paese.
Crediamo che oggi, con l'approvazione di questa mozione, quell'idea alta di politica, che ha nella dignità delle persone il proprio elemento centrale, possa far fare un significativo passo avanti nel nostro Paese
".




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29 ottobre 2009

Parole sante

Le dice, come capita abbastanza di frequente soprattutto negli ultimi anni, Fabio Mussi.




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25 ottobre 2009

Il Comune di Torino ha dimenticato la laicità?

Una struttura del Comune, lo SFEP, ha affidato la formazione degli assistenti delle badanti, in via esclusiva, alla Arcidiocesi di Torino. L'attività di formazione si è svolta sulla base di un modulo definito "colloquio pastorale", in cui l'assistente della persona malata (che nell'esempio, così per dire il tono, ha 37 anni...) in cui colui che si recava dal malato descriveva il proprio bisogno di confessarsi prima dell'incontro... e ve ne ho dette solo alcune. Sono primo firmatario l'interpellanza cui oggi Repubblica dedica una pagina, con cui chiediamo come sia possibile che il Comune trasformi un'attività di formazione in un corso confessionale. Chiediamo se ve ne siano altre in programma, e quanto sia costata questa "attività di formazione". Poco convincente la prima risposta dell'assessore (vedremo in aula); ancor meno quella dell'Arcidiocesi.




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